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14/09/2020

Il rientro a scuola: natura, educazione e cura

Sono in molti a sottolineare che l'anno scolastico che sta per iniziare prenderà il via accompagnato da nuove difficoltà e da tante domande legate all'emergenza planetaria Covid-19. E anche chi si occupa di educazione all'ambiente e alla sostenibilità si interroga sulla possibilità di attivare percorsi nelle scuole e, soprattutto sul "come" si potranno svolgere le attività. Nel nostro Paese la risposta alla prima domanda impone alcune riflessioni. Le recenti raccomandazioni emanate dal MIUR, inseriscono proprio l'educazione allo sviluppo sostenibile fra le tre declinazioni dell'educazione civica, e ad essa saranno dedicate alcune ore di lezione introducendo una "nuova materia".

Effettivamente, ora più che mai, c'è bisogno di una presa di coscienza ambientale nuova e matura, con il bisogno di processi educativi che mettano a confronto le persone e facilitino il dialogo, colleghino i saperi scientifici con quelli umanistici, trasformino le conoscenze in competenze, stimolino la riflessione critica e l'azione consapevole. Promuovere l'educazione ambientale a scuola semplicemente attraverso l'aggiunta di una nuova materia non aiuterà certo a ridare spazio alla necessità di recuperare il senso delle relazioni che legano le persone all'ambiente e a tutto quanto circonda la giornata dei bambini dentro e fuori la scuola.

Sicuramente non saranno sufficienti le poche ore di una materia e qualche libro per attivare processi virtuosi che permettano un salto qualitativo, soprattutto dopo tanti mesi trascorsi nella mancanza di relazioni dirette tra le persone e con i luoghi esterni alle tante scatole in cui sono trascorse le ore della giornata. C'è oggi un distacco dalla quotidianità della natura sempre più marcato, si vive in una realtà chiusa in "scatole" vicine e quasi mai collegate fra loro. I bambini hanno trascorso mesi dentro casa, e ora torneranno a vivere la loro giornata, divisi tra l'abitazione, la propria camera, l'aula scolastica, la palestra, la piscina, il corso di danza o di calcio, l'oratorio, ma anche l'automobile, la televisione, il PC o il telefonino, tante scatole mai connesse al territorio che le circonda, con un distacco dal reale e dal quotidiano sempre più ampio.

Una perdita di relazioni che, se per mesi è stata anche tra bambino e bambino, rischia ora di protrarsi con il ritorno alle "vecchie" abitudini. La responsabilità, ma anche la grande forza che l'educazione ambientale deve recuperare nella scuola del dopo Coronavirus è quindi quella di riuscire a promuovere programmi che ridiano senso alle relazioni, interpersonali ma anche con i territori vicini, magari partendo dai tanti "piccoli angoli speciali" appena fuori dalla scuola, per educare alla cura, attraverso l'esplorazione di mondi quotidiani e non lontani, imparando nuovi sguardi, ritrovando legami dimenticati, accedendo a nuovi linguaggi. Per iniziare a trovare luoghi favorevoli per la realizzazione di soluzioni, convincenti e sperimentabili, di
sostenibilità ambientale, sociale, economica e culturale, con soluzioni trasferibili, anche in altri contesti. Partendo dalle concezioni classiche, si tratta di reinterpretare l'educazione alla sostenibilità come educazione di prossimità, per cercare di prendersi cura degli spazi, degli elementi naturali e paesaggistici, delle persone, delle relazioni, e delle inter-relazioni, a tutti i livelli, nello spazio e nel tempo. Un prendersi cura frutto di elaborazioni e storie, di iniziative culturali, di processi e trasformazioni sociali, di qualità dell'abitare, del lavorare, del convivere, del vivere, del gesti, del comunicare, dell'educare.

È infine indispensabile una visione sistemica generale, per costruire un futuro sostenibile, consapevole e responsabile, collegando in un lavoro di connessione, integrazione, partenariato e interdipendenza tutti i portatori di interesse e le istituzioni impegnate nelle varie "educazioni" indirizzate a queste finalità: educazione alla salute, alla cittadinanza, alla pace, all'intercultura, all'ambiente.